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HELMUT RAISER e “ Der Schutzhund”

 

lug 19

Written by: Guido Cecchinato
19/07/2012 12.40 

Fino agli anni ’80 l’addestramento del cane in Germania si basava  su metodi proposti all’inizio del secolo da Konrad Most e portati avanti poi dalle varie società specializzate al fine di esaltarne le caratteristiche di razza da una parte e farne uso sportivo dall’altra. Da un addestramento concepito per uso di polizia, si arrivò poi ad un addestramento a portata di tutti attraverso i Brevetti denominati con la sigla SchH (SchutzHund). Dal 1980 al 1985 in Italia ci fu una fase transitoria, poiché si percepivano dei cambiamenti oltre confine, ma gli scambi culturali e le innovazioni che stava apportando il dr.Raiser in Germania non erano alla portata del mondo cinofilo italiano. Mi ricordo benissimo quel periodo perché, come figurante ufficiale nelle prove di lavoro, dovevo proteggermi con una tuta “Frabo” pesantissima perché confezionata con un cuoio di notevole spessore e, nonostante ciò, molti denti entravano attraverso le cuciture, soprattutto nella fase di affronto e abbaio o dopo il “lascia”, tanto che gli ematomi sulle gambe erano all’ordine del giorno.

            Il 1984 fu l’anno della svolta, anche per merito del campionato europeo (Europameisterschaft) svoltosi a Padova, dove il sottoscritto ebbe l’onore e l’onere di allenare per due settimane, come unico figurante, la squadra italiana. Vinse il nostro Richard Flor, ripetendo in parte il successo dell’anno precedente in Olanda (2° posto). La cornice dello stadio Appiani, l’organizzazione ai massimi livelli e la vittoria di un italiano lasciarono un segno indelebile sulle centinaia di appassionati che seguirono questo grande evento. Gli scambi d’informazione sulle nuove metodologie di addestramento passarono di bocca in bocca; il principale argomento di discussione era il cambiamento che stava avvenendo in Germania per opera del Dr. Raiser il quale, alcuni anni prima, nel 1981, ebbe il merito di pubblicare il suo libro Der Schtzhund dopo aver vinto, nel 1979, il campionato tedesco di lavoro ( Bundessieger).

            Numerosi furono i seminari tenuti da Raiser in tutta Europa e importantissimo fu il primo video del 1985 dal titolo Der Schutzdienst, che contribuì in maniera definitiva alla consacrazione di questo nuovo addestramento fatto non solo di “frusta”, ma di una applicazione teorico-pratica relativa alle pulsioni di preda, di difesa e di lotta, secondo i dettami dell’ etologia e della psicologia.

            In questo periodo Helmut Raiser venne ad Appiano con un suo figurante di nome Reinhold Walter, che divenne poi un riferimento per il nostro gruppo veneto attraverso numerosi Seminari, alcuni tenuti sul mio campo, con la preziosa collaborazione di Stefano Codemo.

            In quel periodo Raiser tenne un Seminario anche a Bologna e poi, nel 1991, anche dalle mie parti, a Marcon (VE), sempre con Stefano Codemo come interprete.

            Nel 1990 venne divulgato il video Von Aggression bis Zwang dove Raiser apportò delle modifiche al suo metodo, soprattutto sul bilanciamento tra pulsione predatoria, pulsione di difesa e costrizione. Un’altra modifica fu introdotta nel 1995 con il video Pressing in Schutzdienst.

            Dal 1985 in poi, per merito del materiale appena elencato e delle iniziative culturali portate avanti da un gruppo di appassionati (tra cui, oltre il sottoscritto, anche Stefano Codemo, Adriano Baron, Gianni Andolfatto e altri), la Regione Veneto fece un investimento tecnico-culturale enorme che permise, negli anni seguenti, risultati importanti nei campionati italiani e nelle selezioni (Codemo con il Cyrus, allenato anche sul nostro campo, salì sul podio agli europei FCI del 1989).

            L’ultimo Seminario di Raiser a cui ho partecipato è stato tenuto a Bibbiano di Reggio Emilia nel 2008 dove venne illustrato un nuovo modello didattico da applicare nel lavoro di difesa.

            Dopo aver letto e messo in pratica, dal 1985 in poi, il libro Der Schutzhund e studiato i contenuti dei video pubblicati dal Dr. Raiser, mi ritengo privilegiato e onorato di aver contribuito, anche solo in parte, all’accensione di molti “focolai culturali” in Veneto e in altre parti della Penisola. Ciò ha permesso a molti conduttori e figuranti di toccare con mano, in anteprima, tutte le tecniche portate dalla filosofia del Dr. Raiser e  dei suoi collaboratori.

 
 Foto -  Curiosità storica: figurante con abito di protezione modello "Fiorucci" ... ???. Da notare l'usura del braccio destro che, nella prova, veniva munito di bastone rigido.

            Il libro Der Schutzhund”, che mi auguro possa venir tradotto quanto prima anche in Italia, è stato da sempre “il manuale del figurante”. Non del figurante di prova bensì del figurante di campo, quello che deve analizzare, incrementare e controllare le pulsioni del cane. Ho detto analizzare perché nel libro si afferma in modo esplicito che nessuna lavorazione può essere eseguita sul cane se prima non viene fatta una valutazione quantitativa sulle pulsioni che entrano in gioco nel lavoro di difesa e cioè: pulsione predatoria (beutetrieb),  pulsione di difesa (wehrtrieb) e pulsione di lotta (kampftrieb). Nel testo vengono sviscerati a fondo tutti i principi etologici che stanno alla base di queste pulsioni. Dopo questa analisi vengono descritte le tecniche, anche con l’aiuto di molte foto in sequenza, per poterle incrementare. Per finire, nell’ultima parte del testo, vengono illustrati i sistemi di controllo per quanto riguarda il “lascia” e la perlustrazione dei nascondigli.

            L’Autore insiste “sull’importanza della formazione teorica come premessa ad un lavoro pratico con il minor numero di errori possibili”. Ecco allora emergere il concetto di “ciclo di funzione” che porta il cane ad agire verso la “meta istintiva”, così come viene spiegato nei dettagli il comportamento che dovrà avere il figurante per procurare una “minaccia insicura” ,in modo tale da competere con il cane applicando “l’arte del saper perdere”. Non a caso il figurante viene considerato da Raiser un “aiutante” (helfer). Così come non mancano le raccomandazioni a non incrementare l’istinto di difesa prima del secondo o terzo anno di età. A tal proposito, numerosi sono i consigli su come “sfruttare le insicurezze” del cane, per poi canalizzarle nella sicurezza della presa predatoria. Sempre in tema di etologia, viene spiegato il concetto di “distanza critica”, “distanza di fuga” e “distanza individuale” nelle lavorazioni di competizione, così come vengono analizzati a fondo gli argomenti relativi allo “stato di conflitto”, alla “sommatoria di stimoli” e all’“affaticamento specifico” degli stessi.

            Per quanto riguarda la psicologia, l’autore espone scientificamente l’argomento che sta alla base di tutti i seminari moderni sull’addestramento: il condizionamento classico e il condizionamento strumentale, con la differenza che ne ha parlato trent’anni fa, mentre da noi l’argomento è rimasto tabù per la maggior parte dei cinofili. Questo “vuoto di conoscenza”, forse voluto ad arte da parte di qualche “boss” delle società specializzate ha portato, in questi ultimi anni, ad una mancata formazione e aggiornamento dei figuranti, penalizzando quindi quello che in altri Paesi è uno “stile unificato di comportamento” soprattutto per le grandi Prove. Negli ultimi tre Corsi per figuranti ufficiali ENCI il sottoscritto, incaricato come relatore di Psicologia e metodologia dell’addestramento, ha dovuto lottare per dotare i partecipanti, quasi un centinaio, di una dispensa di cinquanta pagine relativa all’argomento e per proporre un “protocollo di comportamento” che unificasse lo stile dei figuranti in gara. Queste innovazioni culturali, probabilmente, hanno dato fastidio a qualcuno e, purtroppo, tutto è tornato come prima. La teoria, specie quella della didattica moderna, infastidisce certi “praticoni” del vecchio addestramento. Certo è che, continuando così, questi “manovali” andranno a costruire delle case con continuo pericolo di crollo, perché prive di quei calcoli scientifici determinanti per la sicurezza dell’opera.

            Per concludere, d’accordo con quanto affermato dal grande filosofo E. Kant che diceva “La teoria senza la pratica è vuota, la pratica senza la teoria è cieca”, mi auguro che questa esposizione contribuisca nell’aiutare tutti noi, amanti dell’addestramento sportivo “su base amatoriale” ad essere, in futuro, meno “vuoti” e meno “ciechi”.


17 luglio 2012                                                                            Guido Cecchinato


mail: info@giubberosse.org




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