A proposito di KONRAD MOST

Nel 1971 ebbi la fortuna e il piacere di conoscere Renato Tuzzi, grande conduttore e giudice di prove, il quale, qualche anno dopo, mi prestò il libro di Konrad Most “ L’addestramento del cane”. In quell’occasione Renato mi disse: “A me è stato molto utile. Tutti dovrebbero leggere questo libro prima di mettere il guinzaglio al cane”. E continuò: “ Lo presto a te perché sono sicuro che lo metterai in pratica per te e per il tuo gruppo”. Queste parole e questo libro mi hanno accompagnato nel mio percorso cinofilo lungo quarant’anni. Nel mio campo e durante i miei seminari lo cito sovente, poiché è stato un testo che ha colmato le lacune di un vecchio addestramento basato sul “passaparola” a scapito di un addestramento più scientifico basato su regole di psicologia applicate alla sperimentazione di gruppo, cosa che Most fece avendone i mezzi.

            Oggi, dopo aver intrapreso ormai da quasi dieci anni la strada del rinforzo positivo (R+) e della punizione negativa (P-), rileggo volentieri questo testo per capire meglio il passaggio dal rinforzo negativo di Most (R-) al rinforzo positivo, metodo moderno da non confondere col metodo gentile, il quale esclude a priori qualsiasi forma di punizione. Tutti i testi universitari recenti di psicologia hanno ormai consacrato lo schema, peraltro molto semplice, relativo al condizionamento di tipo associativo, cioè Rinforzo positivo (R+), Rinforzo negativo (R-) Punizione positiva (P+) e Punizione negativa (P-). Nel testo di Most si parla esclusivamente di (R-) e di (P+) anche se potrebbe trarre in inganno l’uso dei bocconcini, delle carezze e delle lodi “dopo” il comportamento di “evitamento” da parte del cane. Tutti ormai sanno che quelle prelibatezze, come le chiama l’autore, non sono usate come stimolo per invitare il cane al comportamento desiderato bensì per alleggerire lo stress dell’intervento e recuperare un po’ il rapporto col conduttore. Ancor oggi, specie in Germania, la tecnica più usata e ben descritta nei particolari da Most è il riporto di forza. Questo metodo veniva usato in tutti quei cani che non rispondevano subito al test del riporto per gioco. Dal 1910 al 1980 i cani usati per scopi militari e di polizia, ma anche quelli usati dai privati nello “hundesport”, non avevano quella pulsione predatoria che hanno adesso i nostri cani (forse adesso anche troppa, quasi fuori standard!!!). La pulsione predatoria è stata allevata, selezionata e usata a scopo prettamente sportivo a partire dal 1980 per merito del dr. Helmut Raiser e del suo maestro Bernard Mannel il quale, a detta di Raiser, è stato il padre del moderno sport cinofilo, proponendo la selezione e l’applicazione della pulsione predatoria (beutetrieb) nel lavoro di difesa ma, giocoforza, anche nella predisposizione al riporto per gioco e all’uso della pallina come stimolo positivo al posto del cibo. Ciò spiega perché, fino a quella data, quasi tutti i cani erano destinati al riporto di forza.

            In Europa Konrad Most è stato un pioniere dell’addestramento del cane da utilità e da sport anche se i belgi insistono nel documentare (G. Couplet, Il cane da guardia, difesa e poliziotto, 1908) la paternità dei metodi già usati dalla Polizia di Ghent in Belgio nel 1899 e successivamente “carpiti” dai tedeschi.

            Per quanto riguarda la pista, bisogna dare grande merito a Most che, assieme al collega Paul Böttger, sperimentarono le capacità discriminative dei cani di fronte alle intersecazioni di piste con diverso invecchiamento (croce di Most) fino a stabilirne i limiti. Studiarono anche le capacità dei cani di seguire piste invecchiate fino a 17 ore con tutte le varianti dovute alle condizioni climatiche e alla natura del terreno. Con i loro studi e le loro prove, tolsero ogni dubbio sul fatto che il cane seguisse la pista di una persona non attraverso l’odore personale bensì seguendo l’emanazione dovuta alla rottura del terreno. Interessante è anche il libro di Paul Böttger “ L’evoluzione del cane da pista della polizia” dove vengono spiegate in dettaglio, tutte le prove fatte da Most e colleghi nel periodo 1913-‘14 e riprese poi nel 1925-‘28,  concludendo, in modo definitivo, la questione che riguardava la differenza tra odore vegetale, umano e individuale nella ricerca su traccia. Böttger ebbe anche il merito di inventare una particolare pettorina per far tenere il naso del cane più vicino al suolo, con lo scopo anche di rallentarne il passo. Questa bardatura viene citata anche da Most ed è tuttora ammessa nelle prove.

            Attorno agli anni 1927-‘28 furono fatti numerosi esperimenti sul fiuto del cane da polizia, ai quali contribuirono anche i coniugi Menzel di Linz (Dr. Rudolfine Menzel e Dr. Rudolf Menzel), allevatori e addestratori di boxer e autori di un famosissimo trattato sul fiuto del cane dal titolo “L’impiego dell’olfatto del cane al servizio dell’uomo (basi scientifiche e guida pratica per l’addestramento e la condotta di cani da ricerca)”. Proprio nel 1928 ci fu un confronto tecnico, ben descritto da Böttger, tra la scuola tedesca di Most e quella austriaca dei Menzel. Il metodo Most prevedeva la pista con riporto dell’oggetto; il riporto veniva fatto per costrizione quindi, per eliminare quanto prima lo stress, il cane in pista ce la metteva tutta: “doveva” trovare l’oggetto che gli piacesse o meno. I Menzel, invece, dimostrarono che il cane poteva trovare un oggetto, toccato da una persona, in mezzo a tanti altri toccati da altre persone. Ebbe così inizio il metodo del cane “puro di traccia” e addestrato sull’odore individuale della persona. In questo modo è stato poi sviluppato, soprattutto con il bloodhound, il metodo per la ricerca della traccia umana individuale (orma olfattiva) denominato Mantrailing e impropriamente conosciuto come “molecolare”. Anche gli americani svilupparono questo sistema (l’unico accettato come prova dai tribunali) per merito del capitano Mullikin e di Leon F. Whitney che, dopo alcuni anni, descrisse il suo lavoro nel libro “Bloodhounds and how to train team” , edito nel 1947.

            Altra grande impresa di K. Most è stata l’applicazione del regolamento per cani da lavoro, tuttora in vigore naturalmente con le dovute modifiche. Nel 1904 fu pubblicato il primo regolamento e fino allo scoppio della prima guerra mondiale gli iscritti ai 64 club passarono da 270 a ben 6000. Dopo la pausa della guerra, nel 1925, si ricominciò ad organizzare prove di “shutzhund” e di FH con grande successo di partecipazione da parte di militari e civili.

            Per quanto riguarda il rapporto con l’addestramento moderno, secondo la mia opinione K.Most non è stato tanto il precursore di Skinner quanto un seguace di Pavlov nell’applicazione dei principi enunciati dal condizionamento classico e pubblicati al Congresso Mondiale di psicologia sperimentale del 1903. Lo stesso Most, nella prefazione al suo libro, dice: “[…] ho cercato di colmare la lacuna esistente tra i risultati delle ricerche psicologiche e la loro applicazione nell’addestramento del cane”. I termini “stimolo”, “agenti originari” e “agenti sostitutivi” derivano dagli studi sul condizionamento classico, così come deriva il concetto di sincronizzazione tra stimolo condizionato e incondizionato (timing), la cui applicazione è stata ben esposta da Most in tutti gli esercizi di obbedienza.

            E’ un testo importantissimo che va letto e compreso nel contesto storico del secolo scorso e di un addestramento ormai superato nonostante “frange dallo zoccolo duro” sempre più deboli, anche per merito di giovani conduttori e soprattutto conduttrici. Certi sistemi non dovrebbero alimentare giustificazioni per poter salire sul podio ad ogni costo e con ogni mezzo. Il fatto stesso che lo sport debba essere praticato nella legalità dovrebbe bastare per creare vie alternative, meno stressanti per il cane e per il suo conduttore. Da un sistema dove il cane “doveva obbedire” si sta passando ad un addestramento dove il cane “deve voler obbedire” con atteggiamento propositivo, espressione di un “piacere al lavoro”, condizione necessaria per la qualifica di “eccellente”.

Ho già pubblicato su una rivista nel 2006, quindi in tempi non sospetti, due articoli con il mio punto di vista sulle prospettive future dell’addestramento: “Evoluzione dell’addestramento in Italia dal 1970 ad oggi” e “Cane bene informato mezzo salvato (clicker e R+)” (vedi sito www.dankim.it  o www.giubberosse.org). Le mie previsioni di sette anni fa si stanno avverando e questo articolo ne integra i contenuti con una serie di dati tratti dal libro di K. Most e da altre fonti storiche.

Sarebbe altresì auspicabile, da parte di cinofili di buona volontà, anche la pubblicazione dei libri di Menzel e di Böttger sul fiuto e “ Der schutzund” di Helmut Raiser sul lavoro di difesa che è stato per me, dal 1985, una vera Bibbia per la mia formazione come conduttore, figurante, istruttore e formatore di figuranti. Se ci fosse stato in Italia qualche libro in più, forse, avremmo avuto bisogno di qualche docente straniero in meno.

Guido Cecchinato  

Curiosità storiche:
Il collare detto “di forza” (vedi foto), consiste in una corda solida nella quale sono infilate quattro palle di legno tornito nelle quali sono state infisse da ogni parte delle punte di ferro di m. 0,01 circa di lunghezza,delle quali si ha cura di limare un po’ l’estremità appuntita di modo che non feriscano troppo il cane quando si debbano usare.


Questo collare ad un anello, si chiude per mezzo di una fibbia,. Allorquando si opera una trazione sull’anello, il collare si restringe di circa m.0,05 per mezzo di un dispositivo altrettanto semplice quanto ingegnoso e le punte si fanno sentire.
E’ saggia cosa di non impiegare questo strumento che nei casi estremi, cioè allorquando tutti gli altri mezzi meno violenti non sono riusciti.
Non bisognerà mai utilizzarlo sopra animali non completamente formati. Serve a correggere i cani adulti che tirano il guinzaglio alla passeggiata, i cani battaglieri, quelli che sono troppo focosi all’attacco e che una volta lanciati contro un individuo, rifiutano di obbedire all’ordine di richiamo. Di regola generale, non abusate del collare di forza.


Dal libro di G. Couplet “ Il cane da guardia, difesa e poliziotto”- Dicembre 1938

Guido Cecchinato    

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